Il rinvio dell’IVA sui Centri Sportivi: una misura di buon senso
Come annunciato dall’articolo del Corriere dello Sport a firma di Pasquale Di Santillo, il Governo ha deciso di posticipare l’introduzione dell’IVA sulle attività delle SSD e ASD, evitando così un aumento dei costi per i centri sportivi. Questa misura arriva a seguito di un intervento deciso dal Vice Ministro delle Finanze, Maurizio Leo, supportato dal Ministro dello Sport, Andrea Abodi. Il rinvio dell’applicazione dell’IVA rappresenta una vittoria per le realtà sportive, che sarebbero state messe in difficoltà da un aumento dei costi operativi e da una burocrazia più complessa.
Cosa significa il rinvio dell’applicazione dell’IVA?
Fino al 2025, le SSD e ASD erano esenti da IVA grazie al regime di “esclusione” previsto dall’articolo 10 del Dpr 633/1972. Tuttavia, una direttiva dell’Unione Europea avrebbe imposto l’applicazione dell’IVA, seppur in forma esente. Questo cambiamento sarebbe stato oneroso per le strutture, che avrebbero dovuto adattarsi rapidamente a nuove norme fiscali. Il rinvio consentirà alle associazioni e società sportive di avere il tempo necessario per adeguarsi senza subire un impatto economico immediato.
L’intervento di ANIF e le richieste al Governo
Intervistato da Di Santillo, il Presidente di ANIF Giampaolo Duregon ha spiegato che la modifica normativa avrebbe avuto conseguenze gravi per i centri sportivi, già alle prese con una gestione complessa e con la necessità di far fronte a crescenti costi. Tramite il suo Presidente, ANIF ha sottolineato la necessità di un’agevolazione fiscale che tenesse conto dell’importanza sociale ed economica dello sport. Duregon ha inoltre auspicato la possibilità di riformare la normativa in modo più funzionale, garantendo al contempo il benessere fisico e la prevenzione sanitaria.
Cosa significa per il futuro dello sport dilettantistico?
Il rinvio dell’applicazione dell’IVA non significa che la riforma non verrà applicata, ma consente alle SSD e ASD di avere un anno in più per prepararsi a una transizione che, se gestita correttamente, potrà portare benefici a lungo termine. La speranza è che entro il 2026 il Governo possa trovare soluzioni per ridurre l’impatto economico del nuovo regime fiscale.
Rivedi l’articolo sulla Rassegna Stampa



